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Ultima Ora

La leggenda vuole che la città dello Stretto sia stata fondata da Aschenaz, pronipote di Mosè. Secondo quanto scritto nella Genesi, da lui e dai suoi fratelli “derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni”. La storia dell’antica Reghion viene fatta risalire tuttavia all’VIII secolo a. C. quando i coloni greci della Calcide vi si stabilirono, portando così in riva allo Stretto le tradizioni della Magna Grecia. Probabilmente la denominazione Reghion deriva dal significato di “separare, dividere” che fa riferimento alla striscia d’acqua che divide il continente dalla Sicilia.
Successivamente Reggio divenne municipio romano, nel 410 venne assediata e saccheggiata dai Visigoti di Alarico, finì sotto i bizantini, poi arrivarono gli arabi di Sicilia e i Normanni di Roberto il Guiscardo, quindi gli Angioini e gli Aragonesi, fino ai Borboni.
Osservando la vicina Sicilia dal lungomare Falcomatà (che il poeta Gabriele D’Annunzio definì il chilometro più bello d’Italia), la sponda sembra gradualmente avvicinarsi fino quasi a poterla toccare con la mano. E’ quello che viene definito effetto Fata Morgana, il cui mito aleggia ancora da queste parti: si narra infatti che all’arrivo di un re barbaro, la fata Morgana utilizzando un’illusione ottica lo spinse fin dentro le acque dello Stretto con l’esercito al seguito e quando egli si rese conto che la sponda siciliana era lontana, fu ormai troppo tardi e tutti morirono annegati.
Le correnti dello Stretto di Messina sono così imprevedibili e tumultuose da avere dato origine a un altro mito, quello dei mostri marini Scilla e Cariddi. La prima era una bellissima ninfa trasformata per invidia dalla maga Circe in un essere spaventoso con sei teste che attenta alle vite dei marinai in transito nello Stretto, mentre Cariddi ingoia e rigetta tre volte al giorno l’acqua del mare creando vortici giganteschi. La leggenda vuole che in quello stesso mare sia passato anche Ercole, al ritorno dalla decima fatica: l’impresa dei buoi di Gerione. Quest’ultimo era un gigante con tre teste che possedeva magnifici buoi, il re Euristeo ordinò a Ercole di rubarli ed egli vi riuscì ma durante il viaggio di ritorno uno dei vitelli, staccatosi dalla mandria, si tuffò nelle acque dello Stretto. L’eroe lo inseguì tuffandosi in acqua a sua volta e riuscì a recuperarlo.
La provincia reggina cambia mille volte aspetto, dagli uliveti e dagli agrumeti dell’entroterra nella Piana di Gioia Tauro fino al territorio incontaminato della Locride, c’è sempre qualcosa di diverso che catturerà la vostra attenzione.
Risalendo all’ombra dei bellissimi arbusti dell’Aspromonte, riconosciuto come Parco nazionale, si può arrivare fino a Gambarie, località turistica a 1.350 metri sul livello del mare nel comune di Santo Stefano, con un impianto di risalita che offre uno spettacolo unico sullo Stretto di Messina: solo qui d’inverno è possibile godere del panorama imbiancato fin sopra il mare che separa la Calabria dalla Sicilia. Tra gli stessi monti si trova inoltre il Mausoleo e il Cippo di Garibaldi, ovvero un arbusto incavato dove l’eroe dei due mondi venne adagiato quando rimase ferito a una gamba nel 1862 in seguito a una nuova spedizione fallita con una sparatoria.
Nell’area grecanica, dove ricadono i comuni di Roghudi, Roccaforte del Greco, Condofuri, Gallicianò, gli anziani ancora conservano la lingua e le tradizioni di origini magno-greca, a mantenerle è soprattutto la gastronomia con la lestopitta, un particolare tipo di pane che si mangia con un ripieno variabile a seconda dei gusti. Il clima mite dell’area grecanica favorisce inoltre la coltivazione del bergamotto, un agrume dalle molteplici proprietà benefiche molto usato nell’industria profumiera.
Circumnavigando la costa calabra a sud, spostandosi verso est, è sempre più evidente l’influsso della Magna Grecia. Nel territorio di Portigliola si può ammirare l’area archeologica di Locri Epizephiri, l’ultima delle colonie greche.
In pieno mar Ionio non si può non ricordare uno dei più importanti ritrovamenti del XX secolo: i Bronzi di Riace, tornati alla luce nel 1972 dopo secoli di inabissamento. I due splendidi Guerrieri oggi si possono ammirare nel Museo nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria.
Il centro della città di Reggio Calabria offre tantissime cose da vedere: il lungomare è accompagnato da splendidi esemplari di magnolie giganti; il Castello Aragonese è finalmente tornato fruibile al pubblico nel 2015 dopo diversi anni di chiusura per restauro; il teatro “Francesco Cilea” con la sua imponenza conferisce eleganza al corso Garibaldi, a poca distanza si trova piazza Italia con gli scavi sottostanti incastonati nei palazzi storici del Comune, della Provincia e della Prefettura; Villa Genoese Zerbi è un’altra costruzione particolare che richiama lo stile del medioevo veneziano.
Tra le tradizioni religiose di grande richiamo è da menzionare la festa patronale che si svolge a settembre. La città venera la Madonna della Consolazione, la cui effige viene normalmente custodita all’Eremo, una chiesa che si trova nella parte alta di Reggio Calabria, per i miracoli che vengono attribuiti alla Vergine nel 1571 e nel 1636 in occasione della pestilenza, durante l’assedio dei turchi nel 1594, nel terremoto catastrofico del 1638 e nella carestia del 1672. Il grande e pesantissimo quadro della Madonna della Consolazione viene portato in processione da cento fedeli per volta, appartenenti alle congregazioni, fino al Duomo e successivamente la prima domenica di Avvento viene riportata nella sua sede originaria.

Chi Siamo

Qualcuno scrisse che: "La Calabria sembra essere stata creata da un dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme".
Noi dell'Associazione Terre Bruzie sentiamo particolarmente vera questa definizione della nostra regione e condividiamo l'idea che visitare un luogo significa rispettarne usanze e storia, apprezzarne cultura e cucina, ammirarne gli splendori artistici e architettonici.