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Benvenuti nella “Atene della Calabria”!
La città di Cosenza vi accoglie con la sua storia che inizia con il popolo dei Bruzi nel IV secolo a. C. e arriva ai giorni nostri con la proclamazione di Città d’Arte.
La storia e il mito si intrecciano in un vorticoso rincorrersi che coinvolge il visitatore attento, in alcuni pomeriggi che volgono al tramonto la luce color arancio del sole che si avvicina all’orizzonte irradia la confluenza dei fiumi Crati e Busento dove ancora rivive l’eco del re dei Goti. La leggenda vuole che proprio qui Alarico sia stato seppellito intorno al 410, colpito da malattia mentre percorreva la penisola per conquistare la Libia, insieme al suo cavallo e ai suoi preziosissimi tesori, e gli schiavi che deviarono il fiume (affinché nessuno conoscesse il luogo della sepoltura) vennero uccisi tutti in modo da diventare unici custodi di un così irrivelabile segreto. Alzando lo sguardo dalla confluenza dei fiumi, si notano i sette colli attorno ai quali si sviluppò il nucleo cittadino originario che oggi viene chiamato “Cosenza vecchia”: Pancrazio, Guarassano, Torrevetere, Gramazio, Triglio, Mussano e Venneri. Tornando per un attimo indietro nel tempo, i Bruzi riuscirono in una impresa fondamentale che diede origine alla successiva storia di questo territorio ossia mettere d’accordo le diverse popolazioni sparse sul territorio. Da questo nuovo corso derivò ufficialmente “Cosentia” (o “Consentia”) proprio in virtù del “consenso” raggiunto e i Bruzi riuscirono a conquistare molti altri territori, caddero quasi tutte le città della Magna Grecia, fino alla Lucania.
In epoca romana, Cosentia fu un importante luogo di passaggio lungo la via Capua-Rhegium che collegava il resto dello Stivale all’odierna Reggio Calabria, ed ebbe un florido passato commerciale. La città fu contesa poi da saraceni e longobardi, quindi arrivarono i normanni nell’XI secolo e successivamente divenne, sotto gli Svevi, una delle predilette di Federico II che vi costruì un castello ancora oggi imponente sul colle Pancrazio.
Nel periodo aragonese l’importanza di Cosenza aumentò progressivamente fino alla proclamazione di capitale della Calabria Citeriore, con la fondazione dell’Accademia Cosentina e il filosofo Bernardino Telesio, il fervore culturale raggiunse picchi altissimi. E’ proprio in questo periodo in cui alla città venne attribuita l’espressione di “Atene della Calabria”.
Nel 1844 i venti antiborbonici spirarono tra i monti silani e portarono i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, patrioti veneti, a raggiungere il profondo sud per contribuire alla liberazione del popolo. Ma vennero traditi e fucilati nel Vallone di Rovito, dove ancora oggi un altare ricorda il loro sacrificio.
Percorrendo il centro storico è possibile comprendere lo stile di vita di un tempo, i vicoletti portano il visitatore a scoprire angoli sconosciuti, ad ammirare gli archi e i giardini nascosti nel dedalo di viuzze, siti di interesse archeologico come piazzetta Toscano e di interesse religioso come le chiese di San Domenico e di San Gaetano, di San Giovanni Gerosolimitano ancora oggi sede delle celebrazioni dei Cavalieri di Malta, il Duomo di Cosenza riconosciuto dall’Unesco come “testimone di cultura e di pace”. Nella vicina sede arcivescovile è possibile inoltre visitare la stauroteca, croce-reliquario donata da Federico II in occasione della consacrazione del Duomo celebrata nel 1222. Le antiche botteghe artigiane costellavano, e molte resistono ancora, corso Telesio che parte dalla parte bassa della città per inerpicarsi fino alla collina. Al termine della salita che offre queste bellezze, si apre piazza XV Marzo con la statua del filosofo della natura Bernardino Telesio, alle sue spalle il monumentale teatro “Alfonso Rendano” e davanti il palazzo che ha ospitato in passato la Prefettura e la Provincia di Cosenza. Accanto, il piccolo polmone verde della Villa Vecchia. Poco più su si arriva alla fontana dei 13 Canali e all’ultima salita che termina al Castello Svevo.
Nel quartiere Massa si può visitare il Museo dei Bretti e degli Enotri e attraversare i millenni che ci separano dalla preistoria e dalla protostoria fino all’età romana passando attraverso l’età del ferro, all’età arcaica e classica, i Brettii e con uno sguardo alla Torre del Mordillo, al monetiere e fino al Risorgimento.
Su uno dei colli più noti, Colle Triglio, si trova Palazzo Arnone, sede della Galleria Nazionale dove sono esposti dipinti di pittori meridionali di grande fama come Pietro Negroni, Mattia Preti e Luca Giordano. Per gustare e coltivare un’arte più moderna, nel centro storico è nato il Museo del fumetto, unico nel Meridione.
Nella parte bassa del centro storico sono da menzionare l’Arenella, dove si svolgeva il mercato, e piazza dei Valdesi che ricorda l’uccisione sul rogo di coloro che professavano una religione diversa da quella approvata nel Concilio di Trento. Oltre un migliaio di valdesi erano rinchiusi a Montalto mentre altri furono segregati nel Castello Svevo.
La santa protettrice di Cosenza è la Madonna del Pilerio alla quale viene attribuita la salvezza della popolazione colpita dalla peste nel 1575 circa. Si narra che un devoto pregava insistentemente davanti alla sua immagine e che d’un tratto sul viso della vergine sia nato il tipico bubbone della peste, segno che fu interpretato come suo sacrificio per salvare i cosentini. In effetti qualche mese più tardi la terribile malattia ebbe una regressione e la madonna iniziò a essere venerata come protettrice.
Oggi la città ha cambiato aspetto, alla parte antica fa da contraltare uno sviluppo urbano che si allarga fino alle confinanti Rende e Castrolibero con le quali Cosenza forma una vasta area. Lo sviluppo moderno della città è visibile nei monumentali edifici che ospitavano famiglie baronali e sedi di importanti istituti di credito e postali, nonché la sede della Banca d’Italia. Lungo corso Mazzini, oggi deputato alle attività commerciali, sono collocate le statue del Mab, Museo all’aperto dedicato alla famiglia di magnati Bilotti che hanno donato alla città opere di assoluto rilievo come il Lupo di Mimmo Rotella, esposto nella piazza che ospita il Palazzo della Prefettura, Ettore e Andromaca di Giorgio De Chirico e tante altre da ammirare durante una piacevole passeggiata in centro.

Chi Siamo

Qualcuno scrisse che: "La Calabria sembra essere stata creata da un dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme".
Noi dell'Associazione Terre Bruzie sentiamo particolarmente vera questa definizione della nostra regione e condividiamo l'idea che visitare un luogo significa rispettarne usanze e storia, apprezzarne cultura e cucina, ammirarne gli splendori artistici e architettonici.